Puglia, la parola alle organizzazioni agricole

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emilianoMichele Emiliano, presidente della Regione con interim per l’Agricoltura, ha presentato a Taranto la sua squadra di governo e ascoltato le richieste del mondo agricolo.

Venerdì scorso Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, ha presentato la sua squadra nel Palazzo della Provincia a Taranto, con una riunione della giunta aperta a tutte le istanze sociali ed economiche del territorio. Hanno preso la parola anche le organizzazioni agricole tarantine, che con una lunga nota congiunta alla stampa rendono note le attese del mondo agricolo pugliese verso la nuova giunta.

Attualmente il presidente Emiliano riassume su di sè anche la delega all’Agricoltura e allo sviluppo rurale, mentre è attesa in settimana la nomina del nuovo assessore, che dovrà ricevere il commissario alla salute dell’Ue Vytenis Andriukaitis, il quale visiterà il Salento per il caso Xylella fastidiosa verosimilmente dopo il 20 luglio.

“Taranto e l’agricoltura devono tornare protagoniste delle politiche della Regione Puglia”. Un concetto scandito a chiare lettere da Luca Lazzàro, presidente Confagricoltura Taranto, Alfonso Cavallo, presidente Coldiretti Taranto, Raffaele Ignazzi, vicepresidente Cia Taranto e Antonio Lupoli, presidente Copagri Taranto, nell’audizione che ha fatto da inedito corollario finale alla prima riunione della neonata giunta regionale guidata dal presidente Emiliano, svoltasi venerdì scorso nel Palazzo della Provincia di Taranto.

 

Una giunta “itinerante” che le organizzazioni agricole si sono augurate diventi “un metodo stabile di confronto e condivisione con i territori, con le popolazioni e con le diverse articolazioni istituzionali, sociali e di categoria”. “Partire da Taranto – ha sottolineato Lazzàro durante l’audizione – è stato un bel segnale di attenzione e considerazione da parte del presidente Emiliano e gliene va dato atto. Taranto ha un disperato bisogno di una visione nuova rispetto ai retaggi del passato. Mi riferisco alla delicata tematica ambientale e a quella della salute, strettamente connesse, ma anche e soprattutto al rispetto delle “economie diverse”. L’agricoltura, per quanto ci riguarda, non può restare settore primario solo a parole ma necessita di interventi sistematici e non disgiunti dai problemi reali, come talvolta è accaduto: emergenza Xylella, crisi del latte e strapotere della grande distribuzione organizzata sono capitoli ben noti alle imprese agricole”.

Al presidente Emiliano e alla sua giunta, le organizzazioni di categoria hanno presentato – più in generale – l’agenda del mondo agricolo per il governo della Regione Puglia: “Il problema di stagione – ha detto il vicepresidente della Cia, Ignazzi – non è il caldo soffocante ma i consorzi di bonifica, strutture obsolete ribollenti di debiti che continuano, anche in queste ore, a vessare le nostre aziende con l’emissione di ruoli che si fanno beffa degli accordi presi in sede di Tavolo tecnico regionale: urgono una nuova governance e patti chiari. Scaricare i costi dei consorzi sugli agricoltori, in tempi di Imu agricola, ci pare un inutile e ingiusto accanimento”.

Tra le diverse proposte illustrate in audizione, l’abolizione degli indici di congruità: “La Legge e le Linee Guida – ha ricordato Lazzàro – approvate a suo tempo dalla Giunta pugliese, un unicum in Italia, sono manifestamente inutili e dannose per le aziende agricole e, oltretutto, non servono a contrastare il lavoro nero”.

Il presidente di Coldiretti, Alfonso Cavallo, ha invece chiesto di intervenire in maniera decisa nella “lotta alla contraffazione agroalimentare, nella tutela del prodotto pugliese e nel favorire l’internazionalizzazione delle imprese contemporaneamente al rafforzamento del potere contrattuale dei produttori e delle loro organizzazioni”.

“Questa occasione – ha rimarcato ancora Cavallo – rappresenta per noi l’opportunità di parlare di un settore che è primario nel nostro territorio, che esprime eccellenze talmente importanti da essere apprezzate ovunque nel mondo. Vogliamo che l’agricoltura abbia pari dignità con altri settori produttivi. Permettendo ai più giovani di scommettere su questa alternativa, recuperando almeno in parte l’errore compiuto quaranta anni fa, quando al lavoro nei campi molti preferirono uno stipendio “sicuro” in fabbrica”.

Senza dimenticare altre questioni “scottanti” e irrisolte: “La semplificazione burocratica – ha fatto presente il presidente Copagri, Lupoli – è divenuta una questione non più rinviabile. Un’azienda agricola per assolvere a tutti gli adempimenti burocratici imposti spende, in media, 2 euro ogni ora di lavoro, 20 euro al giorno, 600 euro al mese, 7200 euro l’anno. Non basta: occorrono otto giorni al mese – cento giorni all’anno – per riempire le carte richieste dalla Pubblica amministrazione centrale e locale. Fateci fare gli agricoltori, non i passacarte”.

I rappresentanti di Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri hanno poi fatto riferimento alla necessità di “promuovere e sostenere efficacemente il ricambio generazionale in agricoltura, sia nella nuova Pac, sia attraverso la condivisione di percorsi di formazione mirati all’impresa e al mercato, e la promozione di una legislazione di supporto”, nonché alle misure di “rafforzamento degli strumenti per il credito” e a “un sistema di consulenza alle imprese in grado di formare e accrescere le conoscenze e l’innovazione”.

Infine, ma non per ultime, sono state affrontate le questioni della revisione della Pac e del Programma di Sviluppo Rurale – PSR 2014-2020 della Regione Puglia: “Può essere la volta buona – è stato detto – per riportare gli agricoltori e l’agricoltura al centro della nostra economia. La nuova Pac e le relative scelte nazionali hanno creato un’autentica devastazione per l’economia agricola pugliese e tarantina penalizzando fortemente le colture agrarie da reddito ed i veri imprenditori agricoli che, in questo momento storico, stanno reggendo le sorti economiche delle nostra regione.

Fra due anni avremo l’occasione della possibile revisione della Pac: non possiamo farci ritrovare impreparati ed inermi. Dagli errori commessi si può imparare, se si vuole: ripartire da Taranto e dall’agricoltura allora è non solo possibile, ma anche doveroso”.

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