“Vino, il settore è in fermento: nuove cantine nonostante guerre e campagne denigratorie”

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Il settore vitivinicolo pugliese è vivo, in evoluzione, ma ha bisogno di essere difeso dalle turbolenze geopolitiche che frenano i mercati, dalle giacenze che appesantiscono le cantine, e da campagne ideologiche contro il vino che rischiano di fare più danni di qualsiasi crisi economica. Questa la fotografia scattata da Confagricoltura Puglia durante le giornate del Vinitaly 2026, in corso a Verona sino a domani, mercoledì 15 aprile.
“Il Vinitaly resta la vetrina più importante al mondo per il vino italiano, e la Puglia non può permettersi di mancare – dice a margine della fiera Paolo Leccisi, presidente della federazione regionale vitivinicola – Ma arrivare a Verona con 103 aziende non basta: serve trasformare la nostra presenza in contratti, in relazioni stabili, in valore aggiunto per i produttori pugliesi”
Il contesto internazionale complica il quadro. I conflitti in corso in Medio Oriente hanno colpito rotte aeree strategiche, riducendo sensibilmente la presenza di buyer dagli Emirati Arabi Uniti e da altre piazze chiave dell’area. Se l’Asia mantiene una rappresentanza – con delegazioni da Cina, India e Giappone – l’assenza di tanti operatori emiratini pesa sulle opportunità di business. “Ogni acquirente in meno è un’occasione mancata – sottolinea -. Le guerre colpiscono tragicamente i popoli e colpiscono anche le filiere produttive internazionali.”

Paolo Leccisi

I vini rossi autoctoni – Primitivo e Negroamaro in testa – restano i pilastri dell’offerta regionale, trainati da una vendemmia 2025 record che ha toccato gli 11 milioni di ettolitri, il 37% in più rispetto al 2023, con scorte a gennaio 2026 di oltre 7 milioni di ettolitri: seconda regione d’Italia. Eppure il mercato manda segnali nuovi. Bianchi, rosati e spumanti guadagnano terreno, in sintonia con tendenze europee e mondiali che premiano freschezza, bevibilità e gradazioni contenute. Le nuove generazioni di consumatori guardano sempre più a etichette leggere, e la Puglia ha tutto per rispondere a questa domanda. “Non possiamo ignorare che il mercato si stia spostando – dice Leccisi -. I nostri rossi restano l’eccellenza del territorio, ma i bianchi hanno tutto il potenziale per conquistare mercati internazionali. Dobbiamo investirci.”
La vera novità che emerge da questo Vinitaly è però la percezione diffusa di un settore in fermento, capace di generare nuova imprenditorialità. Nuovi impianti viticoli, nuove cantine, nuovi imbottigliatori: segnali concreti che qualcuno ancora scommette sul vino pugliese, nonostante le difficoltà. L’export, con 114 milioni di euro nel primo semestre 2025 (+5,7%), avanza, ma il nono posto nazionale racconta ancora di un potenziale largamente inespresso. “Produciamo eccellenze, ma serve più promozione consortile e politiche concrete per convertire i nostri volumi in valore sui mercati premium. Non possiamo continuare a vendere vino pugliese a prezzi da sfuso quando la qualità giustificherebbe ben altro posizionamento.”
Non mancano però le ombre. Campagne contro il vino, spesso pretestuose e paradossalmente più aggressive di quelle rivolte ai superalcolici, continuano a minare la percezione del prodotto presso i consumatori. Il settore patisce una demonizzazione che ignora il consumo moderato e il ruolo culturale, sociale e identitario del vino. “Il vino non è una bevanda qualsiasi. È storia e identità. Equiparare un bicchiere di Primitivo a un superalcolico è una distorsione culturale prima ancora che scientifica”.

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