Bruno: “Sull’emergenza Xylella bandi semplici, efficaci e accessibili alle imprese”

“Per mitigare i danni della Xylella servono bandi chiari, i 30 milioni devono arrivare davvero alle imprese agricole pugliesi che da anni pagano il prezzo più alto dell’emergenza”, così il presidente di Confagricoltura Puglia, Antonello Bruno, in vista dell’incontro di domani, martedì 19. L’organizzazione porterà al tavolo convocato in Regione le proprie osservazioni sulla bozza di avviso attuativo collegata all’articolo 3, comma 8-bis, del decreto-legge 15 maggio 2024, n. 63, che sostiene in Puglia gli investimenti per il ripristino del potenziale produttivo danneggiato da Xylella fastidiosa.
Per Confagricoltura Puglia l’obiettivo dei 30 milioni di euro stanziati è condivisibile, così come la finalità di sostenere il reimpianto con varietà resistenti o tolleranti e la riconversione verso altre colture nelle aree colpite. Ma proprio perché si tratta di una misura attesa da anni, il bando deve essere chiaro, coerente con il decreto attuativo e realmente accessibile alle imprese agricole, senza zone d’ombra interpretative che rischino di rallentare o restringere l’accesso al sostegno.
Tra i punti che Confagricoltura Puglia sottoporrà alla Regione vi è anzitutto la necessità di chiarire con precisione chi siano i beneficiari. Nella bozza, infatti, secondo l’organizzazione, si registra una commistione tra la definizione di “agricoltore attivo” e quella di piccole e medie imprese attive nella produzione primaria di prodotti agricoli, un nodo che va sciolto in modo inequivocabile per evitare esclusioni, contenziosi e incertezze applicative.
L’organizzazione chiede inoltre che sia definito in modo puntuale cosa si intenda per “progetto collettivo”, come debba essere disciplinato e come vada concretamente applicata la priorità per le forme associate prevista dal decreto ministeriale richiamato nelle osservazioni. Allo stesso modo va chiarito il significato del requisito relativo al danno o alla distruzione del valore economico del patrimonio olivicolo aziendale non inferiore al 30 per cento, perché da questo passaggio dipende l’effettiva platea delle imprese ammissibili.
Un altro punto centrale riguarda i criteri di selezione. Confagricoltura Puglia ritiene che il danno non debba essere misurato con il solo parametro della Produzione standard, ritenuto non sempre aderente alla realtà del comparto, ma che debba tenere conto in modo più equo degli ettari realmente danneggiati e anche delle eradicazioni già effettuate, verificabili attraverso il fascicolo aziendale storico e la documentazione già trasmessa via PEC. Inoltre, secondo l’organizzazione, il sistema dei punteggi deve rispettare la logica della priorità decrescente prevista dal decreto e rafforzare il riconoscimento a chi vive direttamente di agricoltura.
Nelle osservazioni viene anche evidenziata la necessità di specificare meglio l’obbligo di utilizzare materiale vivaistico di categoria “certificato”, ai sensi della certificazione europea, CAC o del Sistema nazionale volontario di qualificazione del materiale di propagazione vegetale. Un passaggio decisivo per garantire qualità degli impianti, sicurezza fitosanitaria e tenuta produttiva nel tempo.
“Difendere e rilanciare l’olivicoltura pugliese – sottolinea Bruno – non significa soltanto salvaguardare reddito, paesaggio e lavoro. Significa anche proteggere una produzione simbolo della dieta mediterranea come l’olio extravergine di oliva, alimento che si distingue per la presenza di acido oleico, polifenoli e vitamina E, composti associati a effetti antiossidanti e a benefici sul profilo cardiovascolare che non caratterizzano allo stesso modo grassi come burro e margarina. Per la Puglia, quindi, ricostruire gli oliveti vuol dire tutelare insieme economia agricola, identità territoriale e valore nutraceutico di una delle produzioni più importanti del Made in Italy agroalimentare. Anche per questo serve trasformare le risorse disponibili in una misura semplice, leggibile e davvero efficace, capace di accompagnare il ripristino del potenziale produttivo senza penalizzare proprio le imprese che hanno resistito più a lungo all’emergenza Xylella”.
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