Olio, Confagricoltura Puglia: “Extravergine, risultato sulle etichette. Ora interventi per la filiera pugliese”

Le miscele di olio vergine ed extravergine non possono essere vendute come extravergine. Per Confagricoltura Puglia, la circolare del Ministero dell’Agricoltura rafforza la tutela della qualità e la trasparenza verso i consumatori, nel solco del lavoro portato avanti da Confagricoltura nazionale per difendere il valore delle produzioni. A questa tutela devono ora accompagnarsi interventi concreti per le imprese della filiera.
La circolare del 16 luglio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 luglio, interviene sulla denominazione commerciale: non vieta di miscelare le due categorie, ma impone di classificare ed etichettare il prodotto ottenuto come olio vergine. Una distinzione sostanziale per chi produce qualità e per chi acquista.
Per Confagricoltura Puglia, il passo successivo riguarda il reddito e la liquidità. «Le imprese devono poter affrontare la campagna 2026/2027, sostenere le spese di lavorazione e pagare il prodotto conferito dagli olivicoltori senza essere costrette a vendere le scorte per far fronte alle scadenze”, sostiene Antonello Bruno, presidente dell’organizzazione.
“La prima richiesta – prosegue – è uno strumento di credito agevolato sul modello della cambiale agraria, con massimali differenziati: fino a 300mila euro per frantoi, cooperative e organizzazioni di produttori inquadrati come imprese agroindustriali; fino a 50mila euro per le imprese agricole. Servono inoltre un accordo con l’ABI per una moratoria delle rate di mutui e finanziamenti e linee di credito dedicate all’anticipo della campagna, assistite da garanzia pubblica”.
Tra le priorità figura il ricorso al pegno rotativo, per utilizzare l’extravergine stoccato come garanzia e ottenere finanziamenti a breve termine. Sul fronte europeo, l’organizzazione chiede l’attivazione dell’ammasso privato, con aiuti allo stoccaggio che consentano di alleggerire temporaneamente l’offerta sul mercato.
“Il nostro documento sollecita anche interventi per bloccare i contingenti d’importazione a dazio zero e il regime di traffico di perfezionamento attivo, insieme a condizioni di reciprocità per le produzioni dei Paesi terzi e controlli sulle partite in ingresso. Chiede inoltre di estendere a tutta l’Unione europea il principio che impedisce di commercializzare come extravergine le miscele con olio vergine.
Trasparenza significa anche rendere più visibile l’origine in etichetta, indicando in chiaro i Paesi extra-UE, e rafforzare la tracciabilità delle movimentazioni attraverso un documento elettronico di accompagnamento. Completano le richieste un tavolo con la grande distribuzione per valorizzare l’olio italiano e i territori produttivi, a partire dalla Puglia, e una PAC più attenta all’olivicoltura e alle colture mediterranee”.
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