Invasi in lieve recupero, ma l’agricoltura pugliese resta a rischio

Bruno (Confagricoltura Puglia): "Servono riforme strutturali e gestione efficiente dei consorzi. I circa 47 milioni di metri cubi nell'Occhito sono una boccata d'ossigeno rispetto al disastro dell'anno scorso, ma siamo ancora lontani dalla sicurezza"
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Un segnale di ripresa c’è, ma sarebbe un errore fatale considerarlo un “fuori pericolo”. L’analisi dei dati di Confagricoltura Puglia sulla disponibilità idrica all’inizio del nuovo anno fotografa una situazione in chiaroscuro: se da un lato i livelli degli invasi registrano un incremento rispetto al periodo nero 2024-2025, dall’altro i volumi restano drammaticamente insufficienti per garantire una stagione irrigua serena all’agricoltura pugliese.

Secondo le ultime rilevazioni del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, l’Occhito sul Fortore (Capacità totale circa 333 milioni di mc) si attesta oggi sopra i 47 milioni di metri cubi. Un dato che segna un netto miglioramento rispetto ai 31,5 milioni registrati nello stesso periodo del 2025 e in linea con gli altri invasi che riforniscono la regione. Tuttavia, il confronto con le medie storiche impone cautela: mancano all’appello decine di milioni di metri cubi per raggiungere quella “quota di sicurezza” necessaria a pianificare le colture primaverili ed estive senza l’incubo del razionamento.

«Uscire dalla logica dell’emergenza non è uno slogan, ma un imperativo di sopravvivenza economica», sottolinea Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia. «Il lieve recupero idrico attuale dei principali invasi non deve diventare un alibi per l’inerzia. Il cambiamento climatico, con la sua alternanza tra siccità prolungata e piogge torrenziali, sta desertificando i nostri territori. L’agricoltura è il settore più esposto: pur essendo il comparto che utilizza l’acqua in modo più responsabile, restituendola all’ambiente attraverso il ciclo biologico, gli agricoltori continuano a pagare il prezzo più alto di questa crisi, con costi di approvvigionamento divenuti insostenibili».

Per Confagricoltura Puglia, la soluzione passa attraverso una gestione attenta dei Consorzi di Bonifica, chiamati non solo a distribuire la risorsa, ma a essere custodi efficienti delle infrastrutture, per azzerare le perdite di rete. Ma questo sforzo non basta. «Serve un cambio di paradigma tecnologico e politico», prosegue. «Le nostre priorità sono chiare: potenziare la capacità di accumulo degli invasi esistenti, spesso limitata da interrimenti non dragati, e spingere sull’acceleratore per il riutilizzo delle acque reflue affinate. Dobbiamo innovare i sistemi irrigui e garantire una formazione continua agli imprenditori agricoli, affinché la “goccia” diventi un fattore di produzione ottimizzato e non uno spreco». L’acqua si conferma così il grande connettore del nostro tempo, capace di influenzare clima, sovranità alimentare ed energia. «È stata troppo a lungo vittima dell’inerzia politica», conclude la nota di Confagricoltura Puglia. «Ora serve il coraggio di rimetterla al centro dell’agenda nazionale, con un monitoraggio trasparente e indipendente dei piani di gestione. Solo trasformando la scarsità da limite a stimolo per l’efficienza, l’agricoltura pugliese potrà guidare una vera transizione sostenibile, a beneficio dell’intero ecosistema regionale».

 

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