Caporalato e lavoro, i numeri INL. Bruno: agricoltura tra i settori più verificati ma non il più irregolare

Nei più recenti studi, l’agricoltura si conferma tra i comparti più monitorati dall’attività ispettiva. I dati, tuttavia, per Confagricoltura Puglia richiedono una lettura rigorosa, lontana da semplificazioni e rappresentazioni distorte. Nel rapporto annuale di vigilanza dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), a livello nazionale il settore agricolo è quello che ha registrato l’aumento più marcato dei controlli: 10.044 ispezioni avviate contro le 8.847 del 2024, con una crescita del 13,5%, superiore a industria ed edilizia. Nello stesso quadro, il tasso di irregolarità riscontrato in agricoltura si attesta al 64,8%, inferiore rispetto a industria (74,1%), edilizia (71,8%) e terziario (72,4%). Se si valutano questi dati in relazione al numero di imprese ed ai dipendenti impiegati nei diversi settori, il risultato è inconfutabile ed univoco: a livello nazionale l’agricoltura è il settore più controllato, ma con il minor numero di infrazioni in materia di sicurezza e regolarità del lavoro!
In Puglia, dove lo stigma sul settore agricolo è forte, il dato merita un’analisi ancora più attenta e misurata. Secondo le evidenze territoriali, nella regione sono state avviate 12.878 ispezioni; sulle 9.480 già definite, il tasso di irregolarità è pari al 70,5%, in calo di 2,1 punti rispetto al 2024. Nella lettura regionale, il comparto agricolo presenta il tasso di irregolarità più contenuto (56%), mentre il valore più elevato si registra nell’edilizia (74,8%). Quel che emerge al livello nazionale, quindi, trova conferma anche in Puglia: l’agricoltura è tra i settori più controllati e, ancora una volta, non è quello con la maggiore incidenza di violazioni.
«I numeri indicano con chiarezza che l’agricoltura in Puglia è tra i comparti più sottoposti a controlli e che non può continuare a essere raccontata come l’unico luogo dell’irregolarità», dichiara Antonello Bruno presidente regionale di Confagricoltura. «La normativa sul caporalato sanziona lo sfruttamento dei lavoratori in tutte le attività economiche, non soltanto l’agricoltura. Eppure, nell’immaginario collettivo, continua a gravare soprattutto sul nostro settore uno stigma che non aiuta a leggere correttamente la realtà e finisce per deformare il confronto pubblico».
«Questa percezione – prosegue Bruno – è alimentata anche da un modo superficiale di fare sindacato, che troppo spesso, tradendo la sua stessa funzione, sceglie la scorciatoia della generalizzazione invece della responsabilità, della verifica dei dati e della distinzione tra chi rispetta le regole e chi le viola. A ciò si aggiunge un sistema di informazione che troppo spesso si appiattisce sulle posizioni sindacali più miopi, finendo con l’identificare sempre caporalato e agricoltura, tralasciando quei settori in cui lo sfruttamento del lavoro è di gran lunga superiore. Noi di Confagricoltura Puglia ribadiamo che la legalità va difesa con fermezza e senza ambiguità, ma proprio per questo servono analisi corrette, controlli mirati e un linguaggio pubblico che non trasformi un intero comparto in un bersaglio simbolico».
Resta alta l’attenzione sui temi della sicurezza. In Puglia, sulle 8.674 irregolarità accertate in materia di salute e sicurezza sul lavoro, 877 riguardano l’agricoltura, a fronte di 1.361 nell’industria, 2.916 nell’edilizia e 3.520 nel terziario. Anche questo elemento conferma la natura trasversale delle violazioni, che interessano l’intero sistema produttivo e non possono essere ricondotte, per inerzia culturale o convenienza polemica, a un solo settore. «Fa rabbia dover constatare che ad ogni articolo di giornale o notizia televisiva che tratti di sfruttamento del lavoro si accompagna sempre l’immagine di lavoratori nei campi. Mai un dipendente di supermercato, una commessa di un negozio, un impiegato di uno studio professionale troppo spesso assunti e remunerati con contratti part-time e costretti a lavorare a tempo pieno. Il punto resta duplice – conclude Bruno: contrastare ogni forma di sfruttamento e intermediazione illecita di manodopera e, allo stesso tempo, tutelare il lavoro delle tante (la stragrande maggioranza) imprese agricole che operano nel rispetto delle regole. Occorre riservare loro il rispetto che meritano e non è accettabile che vengano accomunate a chi pratica illegalità. È su questo equilibrio, fatto di rigore, prevenzione, sicurezza e verità dei numeri, che si misura una politica del lavoro seria e utile ai lavoratori, alle imprese e ai territori».
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