Uva da tavola, Confagricoltura Puglia: la regione conferma la qualità ma i prezzi restano sotto pressione

La regione si conferma primo produttore italiano con oltre 23.000 ettari coltivati. Il 70% della superficie è oggi orientato su varietà seedless, mentre il resto è costituito da varietà con semi ancora richieste da Francia, Svizzera e Est Europa, a differenza di Germania e Regno Unito, dove la domanda si sposta sempre più verso le uve apirene
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In questa prima fase della campagna dell’uva da tavola, la Puglia conferma il proprio primato nazionale per qualità e vocazione produttiva, ma deve fare i conti con quotazioni all’origine non all’altezza dei costi di produzione, a causa della forte pressione concorrenziale sui mercati europei.

Secondo quanto rilevato da Confagricoltura Puglia, sulla base di valutazioni tecniche e del confronto con i produttori, le varietà precoci coltivate nella regione generalmente si presentano di ottima qualità, nonostante le difficoltà legate alle intense ondate di calore registrate tra maggio e luglio. Le alte temperature hanno reso più complessa la gestione di fioritura e allegagione, determinando una flessione media delle rese intorno al 10% per pianta rispetto a un’annata tipo.

Sul fronte commerciale, la campagna è condizionata da una marcata pressione sui prezzi, dovuta principalmente a due fattori: l’arrivo in Europa di nuove produzioni egiziane tra maggio e luglio, con una coda fino a fine mese, che ha saturato i canali distributivi proprio nella finestra di commercializzazione delle precoci italiane, e la concorrenza delle aree spagnole di Alicante e Murcia, specializzate su varietà seedless simili a quelle pugliesi, che ha contribuito a comprimere le quotazioni. Secondo gli operatori, mentre sui volumi si può ipotizzare un parziale riequilibrio a fine campagna, sul prezzo il recupero appare più complesso.

Oltre alla pressione commerciale, i produttori hanno dovuto affrontare costi di produzione in crescita per energia, acqua, fitosanitari e materiali, un maggiore ricorso agli interventi irrigui imposti dal forte caldo, con un uso più intensivo di acqua prelevata da falde e pozzi, e difficoltà nel reperire manodopera specializzata per la raccolta e la gestione del vigneto, in un contesto di prodotto fresco che richiede tempistiche e precisione.

da sx in piedi Antonello Bruno, Massimiliano Del Core

In questo scenario, Confagricoltura Puglia giudica positivamente il rinnovo del credito d’imposta a favore delle imprese agricole, uno strumento utile a sostenere investimenti e liquidità di filiera.
Secondo Confagricoltura Puglia i consorzi di tutela, la coesione di filiera e la promozione sui mercati esteri restano le leve più efficaci. Il presidente Antonello Bruno, e il responsabile della sezione ortofrutta, Massimiliano Del Core: «Con l’avvicinarsi della piena stagione, tra settembre e le settimane 38-40, ci si attende una crescita dei consumi, tradizionalmente più intensi in Italia e in Europa dopo Ferragosto, e un possibile riequilibrio dei volumi grazie all’ingresso delle varietà di metà e tarda stagione. Resta invece più incerto un recupero significativo sul livello dei prezzi, che potrà essere sostenuto soprattutto da una migliore valorizzazione del prodotto a denominazione e da una gestione più coordinata delle uscite sul mercato. Il messaggio che emerge dalla filiera è chiaro: fare sistema non è solo una scelta opportuna, ma una condizione necessaria per affrontare la concorrenza internazionale e garantire redditività alle imprese. Per la nostra organizzazione la campagna delle precoci conferma la vocazione e la qualità dell’uva da tavola regionale, ma rende evidente la necessità di razionalizzare i costi, organizzare meglio la commercializzazione e puntare con forza sul valore dell’origine per difendere la sostenibilità economica delle aziende».

La regione resta il primo produttore italiano di uva da tavola, con oltre 23.000 ettari dedicati e un peso decisivo sul totale nazionale. Secondo le stime del catasto varietale della Commissione Uva da Tavola, circa il 70% della superficie pugliese è ormai orientato su varietà seedless, mentre il restante 30-35% è costituito da varietà con semi, come Italia, Vittoria e Regina, ancora apprezzate da mercati come Francia, Svizzera e alcuni Paesi dell’Est. Germania e Regno Unito mostrano invece una domanda più debole su queste tipologie, orientandosi sempre più verso le uve senza semi.

*La foto dell’uva è di repertorio

 

 

 

 

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