Vino, in Puglia vendemmia 2025 record ma cantine traboccano e export non decolla​

Bruno, Confagricoltura Puglia: "Produciamo tanto, vendiamo poco. Servono risposte concrete, non dichiarazioni di intenti"​
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La Puglia vitivinicola chiude il 2025 con la vendemmia più abbondante degli ultimi anni. La produzione regionale ha raggiunto circa 11 milioni di ettolitri, con un incremento tra il 15 e il 20% per il Primitivo rispetto alla campagna precedente. Un risultato che archivia, almeno sul piano dei volumi, il 2023: peronospora e maltempo avevano dimezzato i raccolti, portando la produzione a 6,9 milioni di ettolitri (-37%). E che supera anche il 2024, l’anno del primo recupero, quando ci si era fermati a 8,1 milioni di ettolitri.​ A gennaio 2026, nelle cantine pugliesi giacevano 7.126.436 ettolitri di vino, un livello che colloca la regione al secondo posto in Italia per stock complessivo. Di questi, 1.101.180 ettolitri sono riferibili a denominazioni DOP e 3.566.720 al marchio IGP Puglia. Quello delle giacenze è, però, un tema nazionale: secondo il report “Cantina Italia” dell’ICQRF aggiornato al 31 gennaio 2026, nelle cisterne ci sono complessivamente 60,9 milioni di ettolitri, in crescita del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Antonello Bruno

“Il vino rappresenta un patrimonio economico e culturale che richiede attenzione e certezze normative”, evidenzia Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia. “Ma soprattutto necessita di un impegno più incisivo e strategico da parte dei Consorzi di valorizzazione, il cui contributo alla promozione del vino pugliese è risultato finora al di sotto delle aspettative e delle potenzialità del territorio”.​

Sul fronte internazionale, qualche segnale positivo c’è. Ma pesano il tema e le incertezze dei dazi Usa. Nel primo semestre del 2025 le esportazioni di vino regionale hanno raggiunto 114 milioni di euro, con un incremento del +5,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, grazie soprattutto a Germania, Svizzera, Albania e Regno Unito. Un dato che però va letto con cautela: nello stesso periodo, l’export italiano verso Germania e Regno Unito ha mostrato segni negativi sia in volume che in valore.

La Puglia, nonostante produca vini d’eccellenza, si ferma al nono posto nella classifica nazionale per valore dell’export vinicolo, alle spalle di Veneto, Toscana, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Lombardia, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia.

La forbice tra capacità produttiva e posizionamento di mercato è il problema che il settore pugliese trascina irrisolto da anni.​

La struttura produttiva regionale resta fortemente orientata ai grandi volumi – vini IGP e comuni rappresentano oltre il 70% del totale – mentre la quota di vini DOC, pur in lenta crescita, rimane contenuta. “Un passo nella direzione giusta è stato compiuto per la campagna 2025, con la conferma della riduzione delle rese per i vini IGP rossi: una misura pensata per alzare l’asticella sulla qualità e, allo stesso tempo, evitare nuove eccedenze. I prodotti innovativi possono essere complementari, ma il vino tradizionale deve rimanere il cuore del settore”. Sottolinea Bruno: “La valorizzazione dell’identità territoriale attraverso i vitigni autoctoni resta la strada maestra per competere sui mercati che contano”.

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