Contributi consortili, nuove vittorie in Cassazione per Confagricoltura Puglia: ribaltato l’onere della prova

Antonello Bruno, presidente dell’organizzazione e legale che ha seguito i ricorsi: «La Suprema Corte ci ha dato ragione. Serve un beneficio effettivo, concreto e diretto. E se il contribuente lo contesta con prove documentali, spetta al Consorzio dimostrare che quel vantaggio esiste davvero»
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Antonello Bruno

Arrivano nuove sentenze favorevoli dalla Corte di Cassazione che rafforzano le ragioni degli agricoltori pugliesi nella battaglia contro il contestato tributo 630 relativo agli oneri consortili. La Sezione tributaria civile della Suprema Corte ha accolto nei giorni scorsi ulteriori ricorsi presentati da proprietari terrieri, affermando un principio chiaro: quando il contribuente contesta il piano di classifica evidenziandone incongruenze o inadeguatezze, è il Consorzio di bonifica a dover dimostrare il vantaggio concreto arrecato al fondo; non spetta invece al proprietario provare l’assenza di benefici.

Le sentenze cassano le decisioni della Commissione tributaria regionale della Puglia e rinviano gli atti per un nuovo esame, superando l’impostazione che in secondo grado aveva dato ragione al Consorzio. I casi riguardano terreni agricoli per i quali erano stati richiesti migliaia di euro di contributi per l’anno 2014. Assistiti da Confagricoltura Puglia, i proprietari avevano impugnato le richieste presentando perizie giurate che attestavano lo stato di abbandono dei canali e l’assenza di interventi di manutenzione.

«La Cassazione conferma ciò che Confagricoltura Puglia sostiene da tempo», spiega Antonello Bruno, presidente dell’organizzazione e legale che ha seguito i ricorsi dei produttori. «Non basta inserire un terreno nel perimetro consortile per pretendere il pagamento del tributo. Serve un beneficio effettivo, concreto e diretto. E se il contribuente lo contesta con prove documentali, spetta al Consorzio dimostrare che quel vantaggio esiste davvero».

La decisione si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato. Come già stabilito dalla Cassazione con le sentenze n. 36246 e n. 36273 del 28 dicembre 2023, il contributo è dovuto solo se i proprietari traggono un vantaggio diretto e specifico dalle opere realizzate. Non è sufficiente un beneficio generico derivante dalla semplice inclusione nel perimetro consortile.

«Le cause che sosteniamo trovano sempre più accoglimento, ecco perché invitiamo gli agricoltori che si sentono colpiti a rivolgersi ai nostri uffici», prosegue Bruno. «Gli agricoltori pugliesi continuano a ricevere cartelle per un tributo che, nella maggior parte dei casi, non corrisponde ad alcun servizio effettivamente reso. I canali restano invasi dalle erbacce, le opere di bonifica risultano in stato di abbandono e, nonostante ciò, le richieste di pagamento proseguono».

La questione assume particolare rilievo in una fase in cui centinaia di imprenditori agricoli si rivolgono a Confagricoltura per ottenere assistenza legale contro le cartelle emesse dal Consorzio di bonifica Centro-Sud Puglia per le annualità dal 2017 al 2024. Un onere significativo per aziende già provate dalla crisi climatica e dall’aumento dei costi di produzione.

«La costituzione del consorzio unico non ha prodotto i risultati sperati», conclude Bruno. «Serve un nuovo piano di classifica che ridefinisca i criteri di obbligatorietà del tributo ed eviti di scaricare esclusivamente sulle aziende agricole i costi della manutenzione. Il contributo deve essere ripartito anche sulla collettività, perché i benefici delle opere di bonifica riguardano l’intero territorio e non solo le aree agricole».

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