Olio, OP necessarie per la difesa della filiera olivicola

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Un settore strategico che in Italia vale il primato mondiale nei consumi e il terzo posto nella produzione globale con 284mila tonnellate rischia di vedere drasticamente ridotte le proprie risorse nel prossimo ciclo di programmazione europea. Con la Puglia che gioca un ruolo chiave, contribuendo con circa il 50% del prodotto nazionale. È questo il quadro emerso durante il convegno “Le organizzazioni di produttori olivicole. Esperienze a confronto e prospettive future”, organizzato da Confagricoltura Puglia nell’ambito di Evolio Expo 2026 alla Fiera del Levante di Bari. All’incontro hanno partecipato il presidente di Confagricoltura Puglia Antonello Bruno, il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, il direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia Gianluca Nardone e la senatrice Anna Maria Fallucchi, Gianni Porcelli (moderatore).

Centrale nell’incontro l’analisi di Vincenzo Lenucci, direttore Politiche di Sviluppo Economico delle Filiere Agroalimentari del Centro Studi Confagricoltura. Dati alla mano, Lenucci ha illustrato le criticità delle proposte della Commissione Europea per il post-2027.

Il nuovo assetto prevede la confluenza della PAC in un “Fondo Unico” da 865 miliardi di euro. Una mossa che cancellerebbe la distinzione tra primo e secondo pilastro, portando a una riduzione del 22,4% delle risorse garantite all’agricoltura: circa 85 miliardi in meno in sette anni a livello UE, mentre il bilancio complessivo dell’Unione cresce del 60%.

Per l’Italia il conto è salato: circa un miliardo di euro in meno all’anno da destinare al sostegno al reddito. L’olivicoltura sarebbe tra i settori più colpiti. Le nuove regole prevedono infatti l’eliminazione dei titoli storici in favore di pagamenti forfettari degressivi, penalizzanti per chi aveva titoli alti come gli olivicoltori, e la scomparsa degli ecoschemi specifici. Anche gli interventi settoriali subirebbero una stretta, con la riduzione dell’aiuto al 4,1% del Valore della Produzione Commercializzata (VPC).

“Di fronte a uno scenario che vede l’Italia primo importatore mondiale – importiamo più di quanto consumiamo – e con un deficit strutturale di produzione, l’aggregazione diventa strategica” ha sottolineato Antonello Bruno, ribadendo la necessità di fare fronte comune.

Il dibattito ha dato voce alle best practice del territorio: OP Oliveti Dauni, Aproli, OP Olio Puglia, OP Ajprol e OP Aprol Lecce. Le Organizzazioni di Produttori si confermano un argine indispensabile per governare il mercato, un concetto ribadito da Tommaso Loiodice, presidente di Unapol, che ha analizzato gli strumenti necessari per rafforzare il potere contrattuale della parte agricola lungo la filiera.

 

 

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