Latte, Bruno: “Confagricoltura Puglia è sola nel difendere i 0,55 €/l minimi per salvare le stalle”

“Confagricoltura Puglia è oggi l’unica organizzazione a sostenere con chiarezza che sotto i 55 centesimi al litro non è possibile produrre latte in modo sostenibile nella nostra regione. Per questo respingiamo con fermezza qualsiasi diverso accordo sul prezzo alla stalla oggi fissato unilateralmente dagli industriali a 0,51 euro al litro. Anche considerando i premi qualità, una cifra inferiore a 55 centesimi non copre i costi sostenuti dalle aziende zootecniche pugliesi e non offre alcuna prospettiva di tenuta economica a un comparto che da mesi affronta rincari, margini compressi e forti squilibri nella distribuzione del valore lungo la filiera. Già nei mesi scorsi avevamo chiarito che 52 centesimi rappresentavano appena una soglia minima di sopravvivenza, non certo un punto di equilibrio per le imprese”, così il presidente di Confagricoltura Puglia, Antonello Bruno. Nel corso dell’ultimo tavolo convocato in Regione Puglia sul comparto lattiero-caseario, gli industriali hanno confermato di non voler riconoscere più di 51 centesimi al litro. Una posizione che, secondo Confagricoltura Puglia, continua a scaricare sugli allevatori il peso economico della filiera, ignorando la condizione reale in cui operano oggi le stalle pugliesi. La Regione aveva presentato quel valore come punto di equilibrio raggiunto nell’ambito dell’intesa. “Apprezziamo gli sforzi dell’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli ma al momento sono insufficienti ad assicurare la continuità del settore. Stupisce però che le altre organizzazioni e l’Ara Puglia siano disposte ad accettare 52 centesimi. Significa dire agli allevatori pugliesi che possono continuare a lavorare in perdita, indebitarsi e chiudere in silenzio. Confagricoltura Puglia non ci sta. Siamo stati gli unici a sostenere apertamente che sotto i 55 centesimi non esiste una trattativa equa, ma solo l’ennesima imposizione a danno delle stalle. Chi si accontenta di un ritocco minimo si assume una responsabilità pesante verso il comparto. Noi non intendiamo avallare un prezzo che mortifica il lavoro degli allevatori e mette a rischio il futuro della zootecnia regionale”, prosegue Bruno.
Per l’organizzazione, la questione non si esaurisce nel mancato riconoscimento di un prezzo equo. Restano infatti aperti i profili legati alle pratiche commerciali sleali, ai possibili recessi unilaterali dai contratti e a comportamenti che, se accertati, dovranno essere portati all’attenzione delle autorità competenti. Confagricoltura Puglia aveva già richiamato pubblicamente il Decreto Legislativo 198/2021, che vieta modifiche unilaterali dei contratti e l’imposizione di condizioni particolarmente gravose nel settore agroalimentare. “Non resteremo a guardare mentre si tenta di normalizzare un sistema che paga il latte sotto il suo valore reale e scarica ogni sacrificio sulle imprese agricole. Siamo pronti a presentare esposti e ad attivare tutte le iniziative necessarie nelle sedi giudiziarie per tutelare l’organizzazione e le aziende associate i cui diritti siano stati lesi”, conclude. “Chiediamo che anche l’assessorato valuti azioni concrete, e tra queste esposti all’ICQRF, a tutela dei produttori e che il confronto riparta dai costi effettivi di produzione e da un principio semplice: il latte non può essere pagato a un prezzo che condanna le aziende a produrre in perdita mentre gli industriali si avvalgono del marchio Puglia e dichiarano che i loro prodotti sono fatti solo con latte della regione”.
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